Esclusiva

Maggio 20 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Giugno 17 2022
La notizia falsa del “dossier scottante” sull’efficacia del vaccino Pfizer al 12%

Zeta inaugura la sua sezione Fact Checking. Da oggi una delle attività della redazione sarà sottoporre a verifica delle fonti le notizie più ambigue comparse sul web

Pfizer, efficacia al 12%? Il dossier scottante” è il titolo di un articolo pubblicato il 6 maggio scorso su ByoBlu, un sito che Newsguard ha inserito nella lista dei disinformatori più influenti del 2021, fondato dall’ex responsabile della comunicazione del Movimento 5 Stelle Claudio Messora. Lo scritto è un miscuglio di dati interpretati al di fuori della logica o del loro contesto scientifico, che arriva a sostenere la presunta minore efficacia del vaccino anti-Covid. Il contenuto è stato poi rilanciato da siti come nuovaresistenza.org, ilgiornaleditalia.it o il blog neovitruvian.org.

La narrazione parte dalla falsa premessa che «Pfizer voleva nascondere i documenti scottanti fino al 2076, ma il giudice federale del Texas Mark Pittman ha ordinato il rilascio dei Pfizerfiles entro un arco temporale di massimo un anno e mezzo». In realtà, non c’è traccia di alcun tentativo di insabbiamento e questa affermazione ingannevole è stata già sfatata dal sito FactCheck.org. La vicenda riguarda l’organizzazione no-profit “Public Health and Medicals Professionals for Transparency” che, quattro giorni dopo l’approvazione del vaccino Pfizer, ha chiesto all’agenzia del farmaco americana, la Food and Drug Administration, il rilascio dei documenti riguardanti la decisione. «La FDA non si è opposta al rilascio delle informazioni, ma ha negato la richiesta del gruppo di un’elaborazione accelerata, portando il PHMPT a citare in giudizio l’agenzia presso la corte federale a settembre», è spiegato nel fact checking citato. La vicenda processuale, quindi, riguarda solo le tempistiche del rilascio e nessun complotto per nascondere i documenti.

L’origine delle argomentazioni ingannevoli di ByoBlu è un articolo a firma di Sonia Elijah sul sito del Brownstone Institute, già oggetto di valutazione di affidabilità, che si presenta come «un’organizzazione senza scopo di lucro fondata nel maggio 2021» la cui «forza motrice è la crisi globale creata dalle risposte politiche alla pandemia di Covid-19 del 2020». «Quel trauma», continua la presentazione, «ha rivelato un fondamentale malinteso vivo oggi in tutti i paesi del mondo, una volontà da parte della collettività e dei funzionari di rinunciare alla libertà e ai diritti umani fondamentali in nome di una crisi di salute pubblica. Le conseguenze sono state devastanti e vivranno nell’infamia».

La narrazione sull’efficacia del vaccino Pfizer, comunque, si concentra sul ritenere non attendibili i tamponi molecolari. La base dell’affermazione è un misterioso documento (ma il link che dovrebbe contenerlo non porta a nessuna pagina web) che viene attribuito all’IHU Méditerrané Infection di Marsiglia. Secondo la fantomatica ricerca, sarebbero da ritenersi poco affidabili i test molecolari. «L’accuratezza della diagnosi con i test PCR a 35 o più cicli crolla al 3 per cento» si legge su ByoBlu.

L’assunto è una scorretta reinterpretazione di dati scientifici contenuti in uno studio pubblicato sulla rivista “Clinical Infectious Diseases”. Di questo paper si parla in un articolo del Corriere della Sera, in cui si spiega che «i ricercatori guidati da Bernard La Scola (un esperto di malattie infettive presso IHU-Méditerranée Infection) hanno esaminato 3.790 campioni positivi con valori CT noti per vedere se contenevano virus vitali. La Scola e i suoi colleghi hanno scoperto che il 70 per cento dei campioni con valori CT di 25 o inferiori avrebbe potuto effettivamente replicarsi, rispetto a meno del 3 per cento dei casi con valori CT superiori a 35». I dati sono riferiti alla contagiosità del virus in base ai valori Ct e nulla hanno a che vedere con l’efficacia dei tamponi.

Su questa falsa premessa si costruisce la fake news della minore protezione offerta dal vaccino Pfizer, decontestualizzando i dati contenuti in un documento datato 10 dicembre 2020, tra quelli rilasciati da Fda. I numeri reali sull’efficacia del vaccino, contenuti a pagina 24, sono il risultato delle sperimentazioni condotte fino a quel momento, dati che la stessa azienda farmaceutica ha fornito all’agenzia americana.

L’articolo di Byoblu prende in considerazione invece altre informazioni e le presenta come in grado di confutare quelle reali. Lo fa in questi termini: «Peccato che a pagina 42 dello stesso rapporto emergono numeri che smontano il dato che ha portato all’approvazione emergenziale del siero anti-Covid. Si legge che “su 3410 casi totali sospetti, ma non confermati di Covid-19 nello studio, 1594 si sono verificati nel gruppo dei vaccinati, mentre 1816 sono avvenuti nel gruppo placebo”. Si tratta di individui che hanno manifestato sintomi reali».

I casi chiamati sospetti dal report, però, si riferiscono ai soggetti che hanno sviluppato sintomi simili a quelli da coronavirus nella sola settimana successiva al vaccino o dell’iniezione placebo e che comunque sono sempre risultati negativi a tampone molecolare. Posta l’efficacia dei test PCR, mai messa in dubbio dalla comunità scientifica, si tratta dunque della comparsa di lievi sintomi in seguito a vaccinazione o dose placebo. Entrambe sono ipotesi assai frequenti nella pratica e consolidate nella letteratura medico-scientifica.

«Se si calcola l’efficacia del vaccino anti-Covid sulla base di questi numeri, emerge una percentuale del 12 per cento», continua l’articolo di Byoblu. È evidente, però, per quanto detto finora, che effettuare tale calcolo rappresenta una forzatura priva di fondamento logico e scientifico, il cui risultato non può che essere falsato.

Le conclusioni dell’articolo di ByoBlu tendono a esaltare una narrazione ingannevole e non supportata dai fatti. Oltretutto, dopo milioni di dosi somministrate che ne hanno provato l’efficacia, la protezione della vaccinazione non può essere messa in discussione dalla faziosa decontestualizzazione dei dati di una sperimentazione effettuata su un campione esiguo di soggetti.

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