Esclusiva

Gennaio 20 2023
Un Caravaggio come Pasolini al Teatro Ghione

A Roma arriva “Caravaggio il maledetto” dal 19 al 22 gennaio: parla il regista Ferdinando Ceriani

«Immaginate di sedervi in platea e di vedere un quadro di Caravaggio che, improvvisamente, si anima e vi porta dentro la sua storia per poi, alla fine della serata, rimandarvi nella vita contemporanea, forse con qualche emozione in più».

Questo è Caravaggio il maledetto, in scena al teatro Ghione dal 19 al 22 gennaio 2023. Lo descrive così il regista Ferdinando Ceriani, che presenta «un viaggio onirico nella vita di Caravaggio».

All’apertura del sipario, il primo impatto con lo spettatore non è visivo, come solitamente accade, bensì uditivo. Onde si infrangono contro gli scogli e arrivano alle orecchie del pubblico. Un blu intenso abbraccia la scena, affievolendosi dolcemente accompagnato dalla voce di un Caravaggio incosciente:

“Sto morendo al ritmo dei remi che affondano nell’acqua”.

Caravaggio il maledetto
Caravaggio il maledetto parla il regista Ferdinando Ceriani

Caravaggio il maledetto – la trama

«Mi sono immaginato Caravaggio morente sulla spiaggia di Porto Ercole che viene raccolto da due pescatori e portato nella loro casa per curarlo, ma ormai è troppo tardi. Vittima di una malaria che lo sta corrodendo, inizia ad avere delle strane allucinazioni e rivive, in modo fantastico e immaginifico, i frammenti della vita a cui è più legato».

Ceriani utilizza piccoli oggetti di scena, dettagli visivi e uditivi per permettere allo spettatore di comprendere il cambio di trama dalla realtà ai ricordi di giovinezza. “Dove sono i miei pennelli, i miei quadri dove sono!” urla delirante Caravaggio tenendo in aria un pugnale ed è quell’oggetto a portarlo nella Roma della sua giovinezza. La luce cambia, allontanandosi dal blu mare e fermando il fragore delle onde.

La coppia di pescatori cambia forma, costume, volto. La sensuale ed eclettica Francesca Valtorta diventa Lena, modella di alcuni quadri famosissimi di Caravaggio come la madonna dei Palafrenieri e Fabrizio Bordignon diventa Pandolfo Pucci, per cui realizza “copie di devozione”, ma poi ancora il Cardinal Del Monte, suo mecenate che lo aiutò ad avere la sua prima commissione pubblica, la cappella Contarelli a San Luigi dei Francesi.

Caravaggio il maledetto - la madonna dei Palafrenieri
La madonna dei Palafrenieri

Di Fabrizio Bordignon sorprende l’incredibile bravura nella caratterizzazione dei vari personaggi che interpreta, cambiando repentinamente da un ruolo all’altro, senza mai destare dubbio agli occhi dello spettatore. La sua capacità recitativa, accompagnata da un’ottima inclinazione ad imitare i vari dialetti italiani, sorprende positivamente la platea.

«Tutto questo su un filo onirico su cui noi spettatori ci facciamo portare. Sono squarci di vita di Caravaggio accompagnati dalle sue opere. Dalle parole di Michelangelo, infatti, appaiono magicamente su degli stracci appesi in questa casa dei due pescatori, frammenti dei suoi famosi quadri».

Caravaggio il maledetto – l’analisi

La scenografia è contornata da stracci e brandelli che si trasformano, per contrasto, in opere d’arte, nei quadri più importanti della vita di Caravaggio. Come una guida, il giovane Michelangelo Merisi accompagna gli spettatori alla riscoperta dei suo quadri, mostrando il processo creativo e la storia che si nasconde dietro le sue più grandi opere.

Centrale, ovviamente, è l’uso della luce, che come nei magnifici quadri di Caravaggio, si prende la scena, bagnando i corpi degli attori in un palpabile chiaro scuro: “luci e ombre non sono cose distinte … sono la stessa cosa”.

Lo spettacolo è «un gioco di immagini, colori, canzoni e suoni che ci danno il sapore di un’epoca, il Seicento. Mi piace dire che questa storia non è cronologica, ma quello che sarebbe potuto accadere».

Caravaggio il maledetto è un testo liberamente ispirato dall’opera di Franco Molè Caravaggio Probabilmente. Ceriani porta in scena, «un artista che amava stare col popolo e che ha portato “il popolino” al centro dei suoi quadri, motivo per cui fecero molto scalpore».

Primo Reggiani in Caravaggio il maledetto
Primo Reggiani in Caravaggio il maledetto

Primo Reggiani interpreta un Michelangelo iroso, scellerato, delirante, impertinente, riuscendo a mantenere la tensione e l’intensità recitativa dall’inizio alla fine: senza pausa, senza cambi scena. Un uomo dagli istinti distruttivi che, riversandoli sui suoi quadri, riesce a trasformare l’impeto in energia positiva per dare vita ai suoi capolavori.

«Maledetto un po’ come fu Pasolini e infatti c’è un piccolo legame nel testo in cui Caravaggio parla con le parole del poeta, perché trovo che questi personaggi si assomiglino tanto».

“Amavo la vita ferocemente, disperatamente. E credo che questa ferocia, questa disperazione mi abbiano portato alla fine”. 

Pierpaolo Pasolini citato da Caravaggio

«Spero che lo spettatore, una volta uscito dalla sala, andrà di corsa a vedere i quadri di Caravaggio a Roma, per riscoprire la figura di questo personaggio, questo artista» questo Caravaggio maledetto.

Leggi anche: Un musical LGBTQIA+ farebbe bene all’Italia