Esclusiva

21 Aprile 2020
La “Grande scommessa” delle imprese romane

L’emergenza Covid-19, oltre a minare la salute dei cittadini italiani, sta mettendo in difficoltà l’economia a vari livelli. Le PMI pensano a ripartire, anche attraverso iniziative di solidarietà promosse da alcune startup

«La cassa integrazione non è stata un’opzione, ma un obbligo. Le nove settimane garantite sono poche, servirebbe allungarla almeno per altri sei mesi, ma sono sicuro che ci abbandoneranno». Marco Pennacchietti possiede alcune attività tra cui un pub a Roma nord e l’emergenza Covid-19 lo ha costretto ad abbassare le serrande.

Roma pullula di piccole imprese come questa, frutto dei sogni, del sudore e dei calcoli di giovani imprenditori. La quarantena ha vanificato gli sforzi di un anno: non solo i guadagni, ma i debiti appena estinti, gli investimenti appena intrapresi, il rapporto con i dipendenti, i finanziamenti chiesti alla banca. Il coronavirus ha premuto il tasto ‘reset’ e ora sono tutti in attesa di un segnale, di una risposta che non è ancora arrivata.

La "Grande scommessa" delle imprese romane
Grafico estratto da uno studio Cerved “Effetti della diffusione del virus Covid-19 sul tessuto imprenditoriale del Lazio“, gentilmente concesso da Unindustria. Le previsioni indicano una contrazione del fatturato delle imprese nell’anno in corso e – se l’emergenza finisse a maggio – un successivo rimbalzo nel 2021, che riporterebbe i ricavi vicini e in alcuni casi al di sopra dei livelli del 2019.

«I due macro problemi per le imprese, soprattutto piccole e medie, sono mantenere il livello occupazionale e avere iniezioni di liquidità». Così la dottoressa Daniela Quaranta Leoni, direttrice Sviluppo Economico di Unindustria – Unione degli industriali e delle imprese del Lazio -, sintetizza le attuali difficoltà delle aziende italiane danneggiate dalla quarantena. Unindustria rappresenta gli interessi collettivi di alcune imprese laziali: «Come associazione siamo stati riconosciuti tra le attività essenziali, come tutto il sistema Confindustria e l’emergenza non ci ha fatto chiudere».

Soldi e tutela dei dipendenti. Le azioni di supporto dell’Unione girano attorno a questi due aspetti cruciali. Anche il governo è intervenuto con due provvedimenti, riconoscendo che la sorte di queste attività dipende dalla
gestione delle proprie casse e del proprio staff.

Gli interventi del governo

Se il decreto Cura Italia del 17 marzo è intervenuto sulle norme straordinarie riguardanti gli ammortizzatori sociali per la cassa integrazione, come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, il decreto liquidità, in vigore dal 9 aprile, disciplina – tra le altre – le misure speciali di accesso al credito per le aziende, stabilendo che almeno 30 miliardi dei 200 previsti vadano a sostegno di piccole e medie imprese. Compilando il “Modulo per la richiesta di garanzia su finanziamenti” le PMI possono usufruire degli aiuti predisposti e richiedere un importo fino a 25.000 euro.

«Stiamo ascoltando gli associati e cercando di capire i punti del decreto su
cui intervenire. C’è l’articolo 1 lettera ‘L’ del decreto liquidità che vincola
i beneficiari delle garanzie a “gestire i livelli occupazionali”. È una
dicitura ambigua, va cambiata e chiarita. Se significa che un’azienda improduttiva debba garantire che non ci siano licenziamenti per usufruire dei sussidi, purtroppo, è impossibile», spiega la dott.ssa Quaranta Leoni. «Finché non cresce la fiducia necessaria a far muovere i consumi non avremo una situazione di tenuta occupazionale. Non per le piccole industrie, che sono quelle che soffrono di più».

Conversione: una strategia possibile

La direttrice di Unindustria chiarisce la necessità dell’attività
lobbistica: «Abbiamo riattivato Unirete, un marketplace b2b – business to business, dalle imprese per le imprese – nel quale le aziende offrono prodotti e servizi essenziali a affrontare l’emergenza.

Grazie a questo strumento, qualche impresa è riuscita a convertire la produzione in mascherine ffp2: «Sembra semplice, ma è servita una grande pressione nei confronti dell’Istituto Superiore di Sanità per le autorizzazioni. L’Italia non produce mascherine quindi è stato ancora più difficile identificare le certificazioni per i tessuti adatti, ad esempio».

Roma, I secolo d.C. (dopo-Covid)

«Per ripartire è necessario un compromesso tra salute e economia. Passerà del tempo, anche a limitazioni finite, prima che alle persone torni voglia di spendere. Le imprese devono studiare fin d’ora strategie per ricominciare a lavorare e concentrarsi su prevenzione e sicurezza». Si riferisce alle regole sul distanziamento sociale: «Le grandi aziende hanno già al proprio interno un responsabile di sicurezza, ma le piccole non possono permettersi di pagare un dipendente o addirittura un dirigente che si occupi di questo tipo di problematiche ».

«Sono ottimista. L’economia è fatta di cicli e io mi aspetto una Roma nuova, a emergenza finita. Sicuramente questa città vive di quelle attività che riprenderanno per ultime – come turismo, arte, cultura, ristorazione – ma l’epidemia è stata meno forte rispetto ad altre zone e questo farà la differenza. Inoltre, si sta creando una solidarietà trans-regionale tra piccole imprese. Una rete solidale di giovani imprenditori che cavalcano con le proprie idee l’emergenza». La dottoressa ha ragione: in molti settori emergono iniziative solidali a sostegno delle PMI, come quelle di Freeble e YHOP.

FREEBLE e #ripartiamoinsieme

ripartiamoinsieme nasce per aiutare le attività del settore Food&Drink chiuse per l’emergenza COVID-19. Il progetto si basa sulla piattaforma Freeble, sviluppata da una startup romana del settore Food&Drink, fondata da ricercatori e professori di Sapienza e Tor Vergata. Il Ceo dell’app Stefano Conoci ci ha spiegato in cosa consiste: «Abbiamo sviluppato e reso disponibile gratuitamente una piattaforma che permette alle attività commerciali di vendere online prodotti scontati, ritirabili alla riapertura, permettendogli di ottenere subito delle entrate. I prodotti messi in vendita sono acquistabili sul sito ripartiamoinsieme.it in pochissimi click utilizzando la proprio carta di credito, Google Pay o Apple Pay permettendo ai clienti di offrire un contributo alle attività in modo agevole e conveniente».

La "Grande scommessa" delle imprese romane

Non solo un supporto immediato, come precisa Stefano: «La nostra iniziativa nasce anche per offrire uno strumento che possa aiutare a ripartire al meglio dopo la riapertura, permettendo alle attività di continuare a promuovere i propri prodotti per attrarre nuovi clienti e incentivare la ripresa dei consumi ».

YHOP – la mappa della birra a domicilio

YHOP, l’app italiana che fornisce strumenti di digitalizzazione ai membri della filiera della birra artigianale, ha creato una mappa che segnala tutte le aziende del settore brassicolo che effettuano delivery e spedizioni.

La mappa è aggiornata in tempo reale e permette ai beer lover di scegliere il fornitore più vicino e ordinare nel formato che preferisce. Nei mesi di marzo e aprile l’azienda ha investito tutto il suo budget verso comunicazione e marketing a sostegno del settore.

La "Grande scommessa" delle imprese romane

Niccolò De Carlo, fondatore di YHOP racconta questa idea: «Vista la grande richiesta di aiuto dal punto di vista tecnologico e digitale, abbiamo deciso di fornire tutto il nostro supporto e la nostra esperienza e fin dall’inizio di marzo, abbiamo scelto di spostare una parte sostanziosa dei nostri investimenti in comunicazione per destinarli al sostegno a 360° dell’intero comparto.

YHOP è romana, ma la mappa riguarda tutta Italia: «Vogliamo esser parte di una comunità che ha voglia di restare vicina anche in questi mesi di lontananza forzata».