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Esclusiva

Maggio 16 2020
La riforma Bellanova aiuta migranti e imprese

Le misure volute dal Ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova dividono la maggioranza e portano le opposizioni sul piede di guerra. La nostra intervista al Professor Raffaele Fabozzi

All’interno del corposo Decreto Rilancio (composto da ben 464 pagine), il governo ha inserito una norma che prevede la regolarizzazione dei migranti impiegati nei settori agricolo e dell’assistenza domestica. La normativa, che secondo gli esperti interesserà circa duecentomila persone, è stata fortemente voluta dal Ministro delle politiche agricole Teresa Bellanova (Italia Viva), tanto da commuoversi al momento dell’annuncio del testo definitivo. La legge è stata frutto di scontri interni alla maggioranza di governo e ha suscitato l’indignazione delle opposizioni di estrema destra, fortemente critiche nei confronti delle lacrime della ministra.

Per cercare di comprendere il profilo giuridico e le ragioni alla base del provvedimento abbiamo intervistato Raffaele Fabozzi, docente di Diritto del lavoro presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli.

Quali sono i presupposti che hanno portato a questa normativa?

«Ci sono due profili alla base del provvedimento: uno è relativo all’esistenza di lavoro “sommerso”, molto diffuso nei settori agricolo e domestico; con il provvedimento si cerca di farlo emergere (anche al fine di garantire le necessarie tutele ai lavoratori interessati). L’altro profilo fa riferimento all’esigenza di garantire manodopera a settori nei quali spesso è difficile reperirne; il riferimento è, in particolar modo, al settore agricolo, dove in larga parte è impiegata manodopera straniera, molto spesso irregolare».

Reegolarizzazione migranti

Quali sono i miglioramenti salariali e tutelari per i lavoratori interessati?

«I vantaggi sono evidenti. Il lavoro nero non dà alcuna tutela ai lavoratori, sia nella gestione del rapporto che sotto il profilo previdenziale. Non ci sono tutele in ordine all’orario di lavoro, alla retribuzione, alla malattia, alle ferie, alla maternità, al licenziamento e via dicendo. Sotto il profilo previdenziale, non c’è versamento dei contributi, quindi è esclusa ogni tutela in tale ambito. Naturalmente, non trovando applicazione il contratto collettivo, non vengono applicate le relative tutele (sia retributive che normative). La regolarizzazione di questi rapporti comporta il riconoscimento delle giuste tutele minime in favore dei lavoratori in questione». 

A quali esigenze risponde questa legge?

«Questa iniziativa è frutto della convergenza di almeno tre istanze. In primo luogo, quella di natura sociale e giuridica di garantire le tutele minime ai lavoratori in questione. In secondo luogo, quella di supportare alcuni settori nel reperimento di manodopera. Infine, quella di assicurare allo Stato maggiori entrate tramite fiscalità e oneri contributivi. Dal punto di vista del mercato del lavoro, parliamo di impieghi il cui salario è in “concorrenza” con il reddito di cittadinanza, piuttosto che con gli ammortizzatori sociali e strumenti di contrasto alla disoccupazione. È difficile trovare persone disposte a rinunciare a strumenti come la NASpI [indennità mensile di disoccupazione, ndr] o al reddito di cittadinanza per andare a fare lavori pesanti e usuranti in cambio di una differenza piuttosto limitata in termini economici, soprattutto in determinate aree geografiche».

La riforma Bellanova aiuta migranti e imprese

Che giudizio ha maturato su questa riforma? Non era forse più opportuno incentivare l’impiego di chi gode di misure di sostegno?

«Il provvedimento, data la sua natura, è stato oggetto di una forte contrapposizione politica. Naturalmente, parliamo di attività lavorative con retribuzioni non particolarmente elevate, che entrano in concorrenza con altre prestazioni garantite dall’ordinamento (reddito di cittadinanza, integrazione salariale, NASpI, etc.). Naturalmente, è condivisibile la considerazione che sarebbe prioritario far lavorare chi gode di questi strumenti assistenziali; tuttavia, per un verso, occorre implementare le misure di controllo per evitare fenomeni di indebita percezione (funzione che deve comunque essere assolta dallo Stato); per altro verso, occorre tenere presente che – per collocazione geografica e livello della prestazione – non è sempre possibile realizzare l’impiego di tali soggetti

Come ogni provvedimento legislativo, questa legge ha dei profili apprezzabili e degli aspetti quantomeno migliorabili. È evidente tuttavia che in Italia il tema del lavoro sommerso esiste ed è rilevante; così, indipendentemente dalle valutazioni che se ne possono dare nel complesso, l’emersione del lavoro nero costituisce un fattore positivo, anche per le possibilità di futuro tracciamento e monitoraggio dello stesso».