Esclusiva

4 Settembre 2020
Bielorussia, Lia Quartapelle: «Si lotti per le libertà dei cittadini, non per l’egemonia europea o russa»

Intervista alla deputata PD e ricercatrice dell’ISPI su Bielorussia, Russia e Libano

In Bielorussia le opposizioni protestano come mai prima, in cerca di libertà e giuste elezioni. All’ombra del Cremlino gli avversari di Putin vengono avvelenati. In Libano, dopo la tremenda esplosione al porto di Beirut, si riaprono vecchie ferite fra cristiani e musulmani. Di tutti questi temi abbiamo discusso con Lia Quartapelle, Capogruppo dei Deputati del Partito Democratico alla Commissione Esteri della Camera, da sempre attiva sulla politica internazionale e sulla lotta per i diritti civili.

Il 1° settembre è andata insieme a Laura Boldrini a Vilnius per incontrare la leader dell’opposizione bielorussa. Come è andata? Quale futuro per il Paese?

La missione, oltre che molto importante, è stata particolarmente proficua. Oltre a Svetlana Tikhanovskaja, io e Laura Boldrini abbiamo incontrato il vicepresidente del parlamento lituano e il Ministro degli Esteri del Paese, oltre al vicepresidente della Commissione esteri e altre figure politiche. Sono state 24 ore di full immersion nella questione bielorussa e del vicinato orientale. Torno con molte idee. La prima riguarda il ruolo delle donne nella rivolta bielorussa: sono loro ad aver innescato una delle scintille che sta facendo cambiare le cose nel Paese; la seconda riguarda come possiamo essere più efficaci, come democrazie, nel nostro sostegno a quei movimenti che lottano per ottenere la libertà e i diritti negli Stati che democratici non sono. Non è giusto ridurre questo supporto a un gioco fra Bruxelles e Mosca di sfere di influenza: queste richieste, in quanto universali, vanno supportate senza doppi fini.

Quanto ha pesato la Germania nella questione Navalnyj? L’Italia poteva fare di più?

Il trasporto dalla Russia alla Germania è frutto di un’iniziativa non solo tedesca: anche la Francia ha avuto un ruolo chiave nell’operazione. Non va dimenticata inoltre l’importanza della mediazione finlandese, è stata un’iniziativa di stampo europeo. Avrei voluto vedere anche l’Italia fra i Paesi più attivi su questo fronte. È un peccato che il nostro governo abbia scelto un profilo basso: su questioni come questa non dovrebbe esistere cautela. 

Che conseguenze può avere la crisi libanese sul Medio Oriente? Ci saranno ripercussioni sui flussi migratori verso l’Europa?

Per capirlo servirebbe una sfera di cristallo. Il Libano è un Paese chiave nello scenario mediorientale, oltre che un esempio di convivenza fra religioni al netto di qualche difficoltà. Si tratta di uno Stato che, in un’area attraversata da fondamentalismi e settarismi, è riuscito a mantenere una natura plurale. Tutto sommato, fino a qualche anno fa, funzionava abbastanza bene. L’esplosione del porto di Beirut ha fatto emergere tutte le contraddizioni di questo modello, contraddizioni sul piano economico-sociale e di tipo religioso. 

PERCHÉ L’ITALIA NON CONTA COME LA FRANCIAA meno di 24 ore dall’esplosione di Beirut, la Francia ha già inviato aiuti…

Geplaatst door Lia Quartapelle op Woensdag 5 augustus 2020

Io mi auguro che a breve il Paese possa trovare al più presto un nuovo equilibrio. Questo è importante sia per il popolo libanese, sia perché un Libano attraversato da conflitti è un rischio altissimo per l’Europa. Per questo è importante che i Paesi europei supportino la leadership francese nell’area, dando forza alla sua iniziativa politica e diplomatica per rilanciare un nuovo patto di convivenza in Libano. 

Riguardo l’incidenza che questa crisi potrebbe avere sui flussi migratori verso l’Europa, oggi è presto per fare previsioni. Di sicuro uno Stato particolare come il Libano che diventa instabile può essere molto problematico.