Esclusiva

19 Febbraio 2021
Non solo il vaccino. Da Siena in arrivo l’anticorpo monoclonale tutto italiano

Intervista a Elisa ed Emanuele, ricercatori del MAD Lab di Toscana Life Sciences, coordinato dal professor Rino Rappuoli. «La pandemia ci ha spinto al limite, ma ancora una volta è emersa l’importanza della ricerca»

A marzo del 2020 il Tocilizumab, grazie all’intuizione dell’oncologo Paolo Ascierto. A ottobre un paziente d’eccezione come l’ex presidente USA Donald Trump. Oggi di nuovo d’attualità. Lo scorso 6 febbraio il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un decreto per la distribuzione degli anticorpi monoclonali: il bamlanivimab – prodotto dall’azienda farmaceutica Eli Lilly – e l’associazione casirivimab/imdevimab, di Regeneron. Obiettivo? Trattare quelle forme di COVID-19 lievi, ma ad alto rischio di evoluzione.

Nessun’alternativa al vaccino, ma un’arma ulteriore contro la pandemia. Proteine uguali tra loro, prodotte con tecniche di DNA ricombinante a partire da un unico tipo di cellula immunitaria, detta clone. Come si ottengono? Si cercano anticorpi neutralizzanti nel plasma dei soggetti guariti, poi vengono testati e analizzati quelli con maggior efficacia. Una volta identificati, si esamina la struttura, per clonarla. Il loro meccanismo d’azione è lo stesso delle immunoglobuline naturali prodotte dai linfociti B: si legano in maniera specifica a un antigene virale, la porzione dell’agente infettivo verso cui il nostro organismo reagisce. In questo caso la proteina Spike, la “chiave” con cui SARS-CoV-2 entra nelle cellule umane.

Già usati in altri campi della medicina, contro il coronavirus ce ne sono diversi ancora in fase di studio. Tra questi, uno italiano. Siamo a Siena, nella Fondazione Toscana Life Sciences, ente no-profit che supporta le attività di ricerca e favorisce le imprese innovative nel campo delle scienze della vita. A capo del team impegnato su anticorpi monoclonali, il professor Rino Rappuoli, microbiologo di fama internazionale. Nel 2013 è stato eletto come terza persona più influente al mondo nel campo dei vaccini. Con lui ricercatori talentuosi. Due di loro hanno rilasciato un’intervista a Zeta.

«Per noi che facciamo questo lavoro, una delle paure più grandi è affrontare un virus che si diffonda senza possibilità di cura, come nei film di fantascienza. Ma sapere che ti sei reso utile è bello. Ogni membro del team ha avuto un ruolo, come tanti anelli di una catena». Elisa Pantano sospira quando ripensa agli ultimi dieci mesi. Ha 30 anni, una laurea Triennale in Biotecnologie all’Università degli Studi di Perugia e una Magistrale in Biotecnologie Farmaceutiche. All’inizio dello scorso marzo lavorava in un’azienda di Siena. Con l’emergenza sanitaria è entrata a far parte dell’équipe del MAD (Monoclonal Antibody Discovery) Lab della Fondazione Toscana Life Sciences. Accanto a lei Emanuele Andreano, trentenne laureato in Biotecnologie nel 2013 a Siena e in Immunologia in Inghilterra, all’Università di Newcastle. Da inizio 2019 anche lui all’interno di MAD Lab, oggi come responsabile del progetto COVID.

Non solo il vaccino. Da Siena in arrivo l’anticorpo monoclonale tutto italiano
Elisa Pantano

«La nostra unità nasce con l’obiettivo di studiare la resistenza dei batteri agli antibiotici – afferma Emanuele – Ma dopo l’isolamento del SARS-CoV-2 e la dichiarazione dello stato di pandemia, il professor Rappuoli ha deciso di convertire il laboratorio nella lotta a COVID-19. ‘Con l’esperienza accumulata, abbiamo il dovere morale di combattere la malattia’, ci ha detto. E così si è messo in contatto con Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto Spallanzani, ed è subito nata una collaborazione. Grazie a loro, abbiamo reclutato pazienti convalescenti e ottenuto il sangue per isolare gli anticorpi monoclonali. Poi sono subentrati altri protagonisti, tra cui l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, l’Università di Siena, la società VisMederi e altri partner americani. Una volta identificato un potenziale candidato, siamo passati alla produzione su larga scala insieme a varie aziende, come AchilleS Vaccines e Menarini Biotech».

Non solo il vaccino. Da Siena in arrivo l’anticorpo monoclonale tutto italiano
Emanuele Andreano

Un’ulteriore strategia contro COVID-19, da somministrare al momento giusto, come lo stesso Emanuele precisa: «Sembra che gli anticorpi monoclonali funzionino meglio quando lo stato di infezione è lieve o moderato. Prima viene dato, più rapida sarà l’eliminazione del virus, e minore sarà il danno a organi e tessuti. Altro motivo che spinge ad affrettare i tempi è la problematica dell’aumento dell’infezione anticorpo-dipendente, fenomeno in cui gli anticorpi non neutralizzanti facilitano l’ingresso del patogeno nella cellula esacerbando lo stato infiammatorio del soggetto. Va però precisato che non siamo ancora entrati nella fase clinica e le nostre considerazioni si basano su quello che sappiamo ad oggi e sulle valutazioni degli enti regolatori riguardo alla ricerca condotta da Regeneron ed Eli Lilly».

Rispetto al vaccino c’è un vantaggio: «Non sono solo una profilassi, ma anche una terapia – sostiene Elisa – E non esistono pazienti in cui siano controindicati. Auspichiamo possano essere dati a tutti, con precedenza alle categorie prioritarie, come operatori sanitari, immunodeficienti o anziani. Sono medicinali così specifici e studiati che siamo molto fiduciosi sul loro profilo di sicurezza. L’effetto poi, si otterrà in pochi giorni».

Il candidato italiano – chiamato MAD0004J08 – sembra davvero promettente, come conferma Emanuele: «Studi pubblicati in letteratura indicano il nostro anticorpo come il più potente, sia in vivo che in vitro. Questo ci consentirebbe non solo di utilizzare un dosaggio ridotto, ma anche di evitare la somministrazione endovenosa, spesso complicata nel contesto che stiamo vivendo. Non sempre è una buona idea ospedalizzare le persone per sottoporle a due ore di infusione. Si ridurrebbe così il rischio di effetti collaterali e si starebbe lontani dall’ospedale, grazie a un’iniezione intramuscolo fatta a casa o nello studio del medico di base».

Non solo il vaccino. Da Siena in arrivo l’anticorpo monoclonale tutto italiano
Ricercatrice presso MAD Lab

Lo scorso ottobre si pensava a una partenza dei trial clinici entro fine 2020. Poi l’esordio è stato rimandato, ma Emanuele resta ottimista e soddisfatto del lavoro svolto: «Abbiamo contratto i processi di sviluppo il più possibile, stiamo realizzando un’impresa. Sono oltre 450 gli anticorpi neutralizzanti isolati nel nostro laboratorio, ma in fondo siamo arrivati con tre, quelli più interessanti, puntando poi forte su MAD0004J08. Ora stiamo finalizzando il prodotto, pronti per la fase clinica, che partirà tra pochi giorni. Se tutto andrà bene, il farmaco sarà disponibile prima dell’estate. La pandemia ci ha spinto al limite, ma ancora una volta è emersa l’importanza della ricerca. Se tempo fa ci fosse stato un’attenzione diversa, ci saremmo scoperti più capaci nell’affrontare SARS-CoV-2. Basti pensare allo studio per stabilizzare la proteina Spike. Non tutti sanno che deriva dalle osservazioni di Jason McLellan, della University of Texas, che ci lavora da oltre 10 anni. Se il governo statunitense non glielo avesse permesso, ora non avremmo i vaccini».

Oggi questi farmaci possono diventare i veri protagonisti nella lotta alla pandemia, caratterizzata dalla diffusione delle varianti di SARS-CoV-2. «I nostri anticorpi monoclonali sono efficaci contro il ceppo inglese, e sul virus che presenta mutazioni simili alla variante brasiliana e sudafricana». Ad affermarlo lo stesso Rino Rappuoli lo scorso 16 febbraio a Otto e mezzo, programma televisivo di approfondimento su La7.