Esclusiva

Giugno 5 2022
Una jam session nel paradiso

Nella culla di Siracusa, una comitiva di musicisti risplende tra la campagna, i vicoli e il mare

Ai piedi del Tempio di Apollo, il mercato di Ortigia pulsa. Le macchine fotografiche dei turisti trafugano spezie variopinte, energiche cantilene di contadini e aromi acri di pesce. Tra tonni e gamberi, sotto il tendone rosso della pescheria Fratelli Cappuccio la chitarra di Marco e il tamburello di papà Angelo riordinano il caos. Le corde e i sonagli smaniano di indomabili ritmi siciliani che, racconta Marco, siracusano nelle radici, «sono parte di me, della mia tradizione e della mia cultura». Il piacere della musica, Marco l’ha respirato in famiglia: «Zio Peppe suonava il sax, zio Carmelo la batteria, c’erano delle cantanti, mio papà e mia mamma facevano parte di un gruppo folcloristico siciliano e io sono cresciuto così, in mezzo alle note, nella sala prove sopra la pescheria». Amante delle melodie cubane, brasiliane e blues, Marco intreccia accordi e colora i vicoli bianchi di Ortigia: «Il segreto è viaggiare di balcone in balcone e disturbare più persone possibili nel minor tempo possibile, per evitare secchiate d’acqua».

jam session paradiso Siracusa
Marco Cappuccio suona la chitarra in una caletta del Plemmirio

Nelle jam session sull’isola, anche il musicista Marco Castello ha scansato le piogge delle signore addormentate. A Siracusa, Marco è nato e ritornato. La Civica Scuola di Musica Claudio Abbado di Milano gli ha confidato i segreti della tromba jazz, ma tra i bivi del futuro Siracusa gli ha sussurrato casa. In testa, l’idea di vivere Amsterdam per un Master in Composizione di Musica da Film, tra le mani, le birre offerte ai clienti di un pub.

Nelle notti ortigiane, la chitarra di Marco ha calamitato il sassofono di Stefano Ortisi, il cavaquinho di Luigi Orofino e l’ukulele di Erlend Øye, il cantante del gruppo indie-folk Kings Of Convenience norvegese per nascita e siracusano per scelta: «Il fatto incredibile è che la svolta della mia vita è arrivata tornando a Siracusa, mentre tutti la cercano andando via», racconta Marco.

A Siracusa, i quattro strumenti musicali si corteggiano, e a Santiago Del Cile, dove i tre artisti siciliani hanno accompagnato Øye in tournée, si innamorano. Nasce La Comitiva, che accarezza l’Altiplano cileno e tra gli scogli lucenti e il mare blu ricorda il Paradiso siracusano. «Il nostro stile di vita è particolare rispetto a quello degli altri professionisti di musica. Per loro, suonare inizia e finisce sul palco del concerto, mentre per noi è uno stato d’animo perenne, andiamo oltre il soundcheck, i concerti e le jam. Suoniamo perché ci piace, anche quando non abbiamo nulla da fare abbiamo gli strumenti in mano e viviamo la musica come un momento tutto per noi, di divertimento, di piacere e di relax, e non come pressione professionale».

jam session paradiso Siracusa
Marco Castello sul lungomare di Ortigia – Crediti: Bianca Burgo

Marco incide Siracusa anche in Contenta Tu, l’album solista che viaggia per l’Italia. «È nato tutto per gioco come parodia dell’indie italiano, che cita città sconosciute e parla il dialetto». Dentro, c’è tutto: «L’ispirazione perenne di Siracusa nasce dal contrasto tra cose belle e cose schifose nel giro di un chilometro quadrato. Il bello è il centro storico di Ortigia, il parco archeologico, la spiaggia della Pillirina, che ti riportano a te. Il brutto è la zona industriale, l’abusivismo edilizio, la totale assenza di servizi e la mentalità di alcuni abitanti, che per me sono comunque motivo di poesia».

Marco disegna Siracusa perché «è qui che vivo e ho scelto di vivere. È una città piccola, che in tempi brevissimi permette di isolarsi nella natura o di vivere il centro storico. Le vedute ampie di cielo o di mare aprono la testa e regalano lo spazio di ordinare i pensieri. La luce, soprattutto in primavera, è unica e inspiegabile, a volte sembra bianca, altre azzurra o rosa. Così, quando mi allontano per i concerti guardo le stories Instagram della gente in Ortigia e provo la FOMO, fear of missing quel momento a Siracusa». Una sovrapproduzione di amore che Marco manifesta anche nei confronti dei Torpi, i tamarri che colonizzano la piazza con i motorini, perché «non si capisce dove stia l’asticella che ti renda torpo o meno, lo siamo tutti a modo nostro».

Una jam session nel paradiso
Il lungomare di Ortigia

La voce di Marco ha solleticato anche Bar Mediterraneo, l’ultimo progetto artistico del duo partenopeo Nu Genea. Il musicista Lucio Aquilina ha lasciato Napoli per Berlino, dove ha riversato la nostalgia per la città «viscerale, calda, teatrale, affettuosa e caotica» nel disco Nuova Napoli. «Mi mancavano i tuffi nel mare, i vicoli, il carretto del fruttivendolo che con il megafono la mattina fa un casino incredibile, e la signora delle pizze fritte». Poi, stregato da uno spettacolo al Teatro Greco, Lucio si è trasferito a Siracusa. «Il barocco di Ortigia ha vita propria. Fa bene all’anima passeggiare tra la bellezza del lungomare, della campagna o di Piazza Duomo e respirare gli strati dei popoli, della storia e della cultura nel quartiere ebraico della Giudecca», spiega. «E qui, c’è una bella cricca di musicisti: Marco Castello, Stefano Ortisi, Erlend Øye, il bassista dei The Whitest Boy Alive Marcin Öz, il trombettista Roy Paci e il cantautore Lorenzo Colapesce. Siracusa è una città a misura d’uomo, ignara della vita frenetica e del traffico snervante della metropoli, e la quiete e la pace ispirano la creatività dei musicisti e degli artisti».

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Lucio Aquilina del gruppo napoletano Nu Genea mostra il vinile di Marechià

La musica dei Nu Genea nutre le barche sul porto della Marina, l’Antico Mercato di Ortigia e il Castello Maniace nei tramonti estivi dell’Ortigia Sound System Festival, che insieme al Moro Festival e al Gisira Fest coinvolge artisti come i Nouvelle Vague, Giorgio Moroder, Awesome Tapes from Africa e Venerus. Nel negozio Malamore, alle spalle del Tempio di Apollo, i vinili del duo napoletano e della «cricca siracusana e adottata» convivono con i dischi usati: «Malamore nasce dall’esigenza di far rivivere i negozi di dischi, che negli ultimi anni hanno chiuso» racconta Lucio. Tra le insenature del Forte Vigliena, l’artista trattiene la tranquillità: «Non svelo la mia caletta preferita, ho cercato tanto un posticino di paradiso senza nessuno!».

Una jam session nel paradiso
Il negozio di vinili Malamore in Ortigia