Esclusiva

Giugno 6 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Giugno 8 2022
Quel maledetto Vronskij

Tra i finalisti del Premio Strega 2022, il romanzo di Claudio Piersanti racconta la paura di separarsi e la minaccia di un nemico che non tarda ad arrivare

«Sarebbe bello se si potesse morire come i fiori. La loro vita si sposta da un’altra parte, con il polline, i semi, il loro profumo. I petali cadono uno dopo l’altro, quel che resta del fiore si piega in giù come se volesse cadere perché ha già dato il meglio di sé. Non c’è nessun rimpianto». Giulia è una donna colta, che parla bene tre lingue, con una passione viscerale per il giardinaggio e divora un libro dopo l’altro prima di andare a dormire. Giovanni, suo marito, è un tipografo gentile e molto metodico che, con l’avvento della tecnologia, era stato licenziato qualche anno prima dalla casa editrice in cui aveva imparato (e poi trasmesso) tutti i segreti di un mestiere così antico e affascinante, ma che si era riscattato aprendo una tipografia nel cuore di Milano. Nonostante le comuni origini montanare, i due protagonisti del romanzo Quel maledetto Vronskij, dello scrittore abruzzese Claudio Piersanti, tra i finalisti del Premio Strega 2022, non potrebbero essere più diversi. Eppure, la loro è una coppia solida alimentata da un amore profondo, «che basta a sé stessa» afferma l’autore, e che sembra sopravvivere in un mondo in cui separarsi è diventata la normalità.

Ma la malattia che colpisce Giulia getta un’ombra sulla loro serenità coniugale, erigendo un muro invisibile che lascia Giovanni escluso dalla condivisione di quel dolore che attanaglia sua moglie e che la costringe a notti insonni sul divano, immersa nei suoi pensieri e nelle sue preoccupazioni. «Questo gli faceva male: le loro vite si stavano separando. E lui di separarsi da lei, anche se solo per pochi istanti, non ne voleva proprio sapere» perché Giulia è stata la sua ancora di salvezza nei momenti più brutti della sua vita e, ora che è lei ad aver bisogno del suo aiuto, Giovanni si sente quasi impotente davanti ai suoi lunghi silenzi.

La paura di perderla si concretizza quando trova un suo messaggio scritto sul retro di una busta: «perdonami, sono tanto stanca. Non mi cercare». All’improvviso, la piacevole routine che Giovanni aveva costruito con la donna che si era innamorata di lui ai tempi del liceo, dopo essersi scambiati un bacio appassionato alla fermata del tram in via Manzoni, scompare in maniera inspiegabile. Se neanche l’affetto dei suoi amici storici Gino e Bruna riesce a mitigare il dolore paralizzante del protagonista, la tipografia sembra essere l’unico rimedio in grado di colmare il vuoto lasciato dalla sua Giulia.

Una sera, mentre esplora la libreria della moglie perché «forse leggere i libri che lei aveva amato poteva spiegargli qualcosa», Giovanni si ritrova tra le mani Anna Karenina, che pian piano instilla in lui il sentimento della gelosia. Immedesimandosi nel ménage che coinvolge i personaggi principali, crede che Giulia lo abbia abbandonato per un altro uomo che, nei suoi pensieri, assume le sembianze del conte Vronskij. Ciò lo spinge a lanciarsi in una copiatura maniacale del romanzo, che immagina di regalare a sua moglie il giorno in cui la incontrerà insieme al suo ipotetico amante.

Riguardo la scelta del personaggio tolstoiano come nemesi del protagonista, Piersanti precisa che «Vronskij è ricco, vizioso, capriccioso: un nemico naturale per Giovanni, che è sopravvissuto alla fine del suo lavoro di tipografo. Pur essendo diventato un maestro nella sua professione, che necessitava di un infinito apprendistato, lui e gli altri grandi artigiani suoi colleghi vengono sostituiti da un computer. Giovanni sarebbe anche psicologicamente un fallito, se non avesse Giulia accanto. Per questo è come schiacciato dal fantasma del nobile russo, che nel corso della storia mostrerà una faccia più inquietante, quella di un nemico invincibile».

Dopo mesi in cui sembra essersi rassegnato ad aver perso per sempre la donna della sua vita, Giulia ricompare sulla porta della tipografia nella sua tuta viola preferita e Giovanni capisce, con un certo sollievo, che loro sono sempre stati una coppia più simile a Kitty e Levin. «Lui sa esattamente cosa aveva in mente Giulia. Sa che il capitolo del libro che racconta il pensiero estremo di Giulia non è quello della passione per Vronskij, della fuga e del tradimento, ma quello della fine di Anna Karenina», precisa l’autore.

Infatti, dopo il ritorno di sua moglie Giovanni non le chiederà mai spiegazioni, ma con lei realizzerà il sogno di tornare alle origini ed essere un’unica ombra «con quattro gambe e due teste», come succedeva da giovani quando camminavano per strada e il sole era basso. Pur essendosi distaccati completamente dal resto del mondo, c’è un’altra ombra che li seguirà fino alla fine: quella del maledetto Vronskij!    

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