Esclusiva

Maggio 10 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Maggio 17 2022
«Ci si aspettava troppo dal discorso di Putin»

Carolina de Stefano, professoressa di storia e cultura russa alla Luiss, spiega cosa non ha funzionato nel discorso in occasione della parata del Giorno della Vittoria a Mosca

«Ci si aspettava troppo da questo momento. Si percepiva molta attesa tra i media su quello che sarebbe stato annunciato», così Carolina de Stefano, professoressa di storia e cultura russa alla Luiss Guido Carli, commenta le ultime affermazioni di Putin. La parata in occasione del giorno della Vittoria si è appena conclusa. È un discorso difensivo, che ridimensiona termini e contenuti, quello che il presidente della Federazione Russa ha tenuto di fronte ai militari e ai più alti gradi dell’esercito.

Il leader del Cremlino non è mai sembrato più in difficoltà di così. I veterani 1941-1945 sono schierati dietri di lui, le facce serissime.

Sarebbe dovuto essere un discorso storico in una giornata, quella del 9 maggio, che rappresenta la resa dei nazisti nel 1945 ed è diventata una delle celebrazioni più importanti per il regime.

«Se i russi avessero ottenuto delle vittorie concrete ed evidenti avrebbero potuto usare la giornata come occasione per vantarsene. Non è andata così. Quello che il discorso rivela è che i successi che Putin avrebbe potuto annunciare in questa occasione non ci sono stati».

 L’operazione militare speciale non è diventata «mobilitazione nazionale». La differenza non è scontata, nel caso Putin avesse dichiarato formalmente guerra avrebbe potuto far combattere esperti di leva e chiamare centinaia di migliaia di persone a combattere. Per ora invece l’operazione speciale ha scopi e risorse limitate.

 «È un passaggio importantissimo perché il regime è in difficoltà a chiedere alla popolazione uno sforzo più grande. La paura è che potrebbe non esserci sostegno a livello nazionale. Una cosa è un supporto (evidenziato da dati e sondaggi molto dubbi) per l’operazione militare speciale di denazificazione, un’altra cosa è chiedere a milioni di russi di andare a combattere in maniera ufficiale. Questa mossa non è stata fatta e non perché non sia necessaria, ma perché ci sono dei dubbi sulla disponibilità della popolazione» continua de Stefano.

Non sono mancati i riferimenti al secondo conflitto mondiale e al parallelo tra le gesta dei veterani americani contro i nazisti e il coraggio dei soldati russi in Ucraina, che il presidente considera come un Paese da denazificare.

«Putin fa riferimento a un fenomeno minoritario in una parte delle forze ucraine nazionaliste. Questa non è un’aggressione per denazificare nulla perché il presidente considera nazisti tutti quelli che si oppongono alla Russia e all’occupazione russa del Donbass e della Crimea. Bisogna leggere nella denazificazione una volontà di non riconoscere la sovranità ucraina» prosegue la professoressa. Il presidente ha voluto sottolineare che la Russia aveva sempre voluto mantenere la pace, come durante la seconda guerra mondiale, e che avrebbe voluto continuare a farlo. «Il tono non è conciliativo, ma comunque meno guerrafondaio di quanto ci si aspettasse».

Nel suo discorso il leader del Cremlino ha di nuovo spiegato le motivazioni dietro l’intervento in Ucraina, dicendo che «la Nato e l’Ucraina stavano creando una minaccia “inaccettabile” per la Russia ai suoi confini». 

L’invasione è stata presentata come un atto preventivo e necessario. Putin ha accusato la Nato ancora prima che l’Ucraina. Il presidente ha spiegato che la Russia è stata costretta ad agire per evitare che l’occidente si attivasse per riconquistare i territori alla frontiera con la Russia.  

«La retorica difensiva emerge già da alcune settimane nel racconto dei media, più di quanto non fosse presente all’inizio della guerra. Il presidente Putin riprende il legame con la seconda guerra mondiale, dove la Russia si era davvero difesa dall’invasore. È un artificio retorico per creare una continuità storica, ma serve anche a tentare di giustificare l’attacco all’Ucraina che giustificabile non è. L’operazione russa è stata venduta alla popolazione come una risposta a un’invasione che non c’è mai stata» spiega de Stefano.

Putin non pronuncia mai la parola “Ucraina”, nemmeno una volta. Ora il suo è un attacco contro l’occidente e la Nato. Il Paese invaso passa in secondo piano, è spersonalizzato.

«Nonostante Putin abbia sempre presentato l’invasione come una guerra contro gli Stati Uniti e l’occidente, all’inizio faceva affermazioni molto più forti. Diceva: “Andremo nel Donbass a fare un’operazione speciale per denazificare il Paese”. Si è poi passati al definirlo un conflitto difensivo contro l’occidente che attacca. Questa è sia la retorica putiniana di sempre, sia il risultato della prima parte della campagna che non è andata come il presidente si augurava» conclude la professoressa de Stefano.

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