Esclusiva

11 Luglio 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2020
Regeni, Dall’Oglio, Libia, Hong Kong. Intervista alla viceministra Sereni

La viceministra degli Esteri Marina Sereni risponde alle domande di Zeta sui temi cruciali dell’attualità internazionale. Sul caso Regeni «insoddisfazione totale, ma la richiesta di ritirare l’ambasciatore al Cairo non è condivisibile». Su Hong Kong e Libia invece «l’Italia resti sempre dalla parte dei diritti umani e civili insieme all’Europa»

«Lavorare in tempi di coronavirus è stato molto complesso. La diplomazia è fatta anche di contatto umano e alcuni vertici in via telematica sono stati difficili da sostenere» ammette a microfoni spenti Marina Sereni, viceministra degli Esteri, a margine di un’intervista a Zeta che ha toccato numerosi punti. Sul caso del rapimento di Padre Paolo Dall’Oglio, che Zeta segue da vicino, «il lavoro dell’intelligence e dell’unità di crisi non si fermerà, ma è un lavoro silenzioso e fatto di discrezione».

Su Giulio Regeni invece ci si aspettava da parte dell’Egitto «un atteggiamento collaborativo e delle risposte che non sono arrivate. Pensiamo di avere una verità politica e di aver individuato delle persone con elementi fattuali, e le autorità giudiziarie italiane hanno elementi per perseguire queste persone, ma abbiamo bisogno di una cooperazione reale da parte dell’Egitto. Questo non è avvenuto, e sul piano politico istituzionale portiamo la nostra insoddisfazione totale», ha spiegato Sereni affermando di essere contraria a un eventuale richiamo dell’ambasciatore italiano al Cairo, come invece richiesto dalla famiglia Regeni.

Sulla Libia la viceministra ammette che «l’Italia è tra i paesi che hanno scelto consapevolmente di non stare dalla parte di chi alimentava il conflitto, senza fornire armi, uomini o mezzi», aggiungendo che la soluzione non può essere militare. «Persino l’Egitto, la Russia e gli Emirati Arabi stanno capendo che non ci sono le condizioni per una vittoria militare. La posizione dell’Italia è chiara: insieme a Europa e Onu chiediamo un embargo sulle armi e un cessate il fuoco con la missione “Irini” guidata dall’Italia stessa, per poi riaprire un processo politico».

Su Hong Kong invece «i diritti umani e civili vanno messi sempre in prima fila e bisogna far sentire il nostro disappunto e sconcerto per una legge che rischia di mettere in discussione il paradigma “un paese due sistemi”. La Cina con questa legge mette a rischio questo principio: è insostenibile e inaccettabile, anche se il paese resta un importante partner commerciale e rivale sistemico».

E infine, sul Meccanismo europeo di stabilità Marina Sereni è convinta che andrà portato a termine, «ma solo se si troverà un accordo alto con tutti i paesi membri. Il Mes si porta dietro una brutta fama per ciò che accadde nel 2015, ma oggi abbiamo condizionalità diverse da quelle che prevedevano riforme strutturali, austerità e tagli alla spesa pubblica: soltanto condizionalità legate alla finalizzazione sul sistema sanitario. Questa grande novità è frutto di una battaglia fatta con Francia e Spagna, e insieme ne potremo uscire senza lacerazioni».

Regeni, Dall'Oglio, Libia, Hong Kong. Intervista alla viceministra Sereni
La viceministra degli Esteri Marina Sereni con Camillo Barone ed Enrico Dalcastagné di Zeta